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COMUNICATO STAMPA: Pillon in cattedra?...

PILLON IN CATTEDRA? È UNA QUESTIONE POLITICA

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprime sconcerto per l’organizzazione del seminario sull’affido condiviso tenuto dal sen. Pillon

Venerdì prossimo, 15 novembre, si terrà un seminario sull’affido condiviso organizzato dalla Camera Civile di Parma. Relatore e professore in cattedra, Simone Pillon, il senatore leghista autore dell’omonimo ddl che abbiamo definito più volte come un attacco alla libertà delle persone, ai diritti delle donne ed adultocentrico, un progetto oscurantista che, se diventasse legge, penalizzerebbe ulteriormente le donne che subiscono violenza.

Come Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprimiamo il nostro sconcerto per questa scelta della Camera Civile di Parma proprio a ridosso della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e ci uniamo all’appello dell’Udi di Bologna e alla richiesta di sospendere l’evento.

È motivo di indignazione che tale seminario sia inserito nel percorso formativo rivolto agli avvocati. Ricordiamo che il ddl Pillon, per citarne solo un aspetto, prevede l’obbligatorietà della mediazione familiare, applicabile anche ai casi di violenza, e che tale imposizione viola la Convenzione di Istanbul che è legge in Italia dal giugno 2013.

 

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COMUNICATO STAMPA: DALLA PARTE DELLE DONNE CURDE

In questi giorni si sta assistendo all’invasione dei territori del Rojava, il Kurdistan occidentale, da parte dell’esercito turco.
Si contano già morti, feriti e decine di migliaia di civili in fuga in un territorio, come quello siriano, già segnato da otto anni di guerra civile.
Solo ieri si è appreso che è stata assassinata anche Hevrin Khalaf, segretaria generale del Partito Futuro siriano e una delle più note attiviste per i diritti delle donne nella regione.
 
 
Diventate il simbolo della resistenza curda nel nord della Siria, queste donne rappresentano qualcosa di più ampio:
UN MODELLO DI CORAGGIO E ATTIVISMO PER TUTTE LE DONNE, OCCIDENTALI E NON.
 
Cresciute in una cultura dove delitti d’onore e nozze forzate sono la norma,
le combattenti curde sono l’incarnazione vivente della forza delle donne e del principio di sorellanza,
un ribaltamento attuale e sotto gli occhi di tutti di quegli stereotipi di genere che
vogliono le donne sottomesse, alla dominazione maschile come al loro “destino biologico”.
 

Come Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprimiamo il nostro sentito cordoglio per la morte di Hevrin Khalaf e piena solidarietà e vicinanza al popolo e alle donne curde, che stanno coraggiosamente affrontando l’offensiva turca.

COMUNICATO STAMPA dei Centri Antiviolenza - SETTEMBRE

L’ESTATE NERA DELLE DONNE IN EMILIA-ROMAGNA

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna commenta gli ultimi episodi di violenza contro le donne in regione

L’estate che si è appena conclusa ha visto più volte la regione Emilia-Romagna al centro dell’attenzione mediatica per episodi riguardanti la violenza maschile contro le donne.

A inizio agosto, a Faenza, l'87enne Franco Valgimigli uccide la moglie 79enne Maria Miotto. Chiama la figlia annunciando il suicidio ma viene ritrovato vivo e arrestato.

A Castello d’Argile (BO), Atika Gharib, 32 anni, lo scorso 3 settembre viene uccisa dall'ex fidanzato M'Hamed Chamekh, 41 anni, che confessa il delitto. Il femicidio arriva come l’apice di una lunga storia di violenza, durante la quale l’uomo aveva anche tentato di abusare della figlia della donna.

È il 7 settembre quando, nel Piacentino, viene ritrovato il corpo senza vita di Elisa Pomarelli, 28 anni, uccisa dall’amico 45enne Massimo Sebastiani. Elisa non ricambiava l’interesse dell’amico nei suoi confronti e il suo rifiuto non viene accettato dall’uomo. Elisa viene punita, in quanto donna e in quanto lesbica, da un uomo che non le riconosce il diritto a scegliere liberamente. Elisa viene uccisa una seconda volta sui giornali, che definiscono il femicida un “gigante buono”, parlano di “amore non corrisposto”, di “raptus”.

Allo stesso modo subisce una seconda violenza Lucia Panigalli lo scorso 17 settembre, quando viene intervistata a Porta a Porta da Bruno Vespa. La donna, originaria di Ferrara, è vittima di un duplice tentativo di femicidio; è costretta a vivere sotto scorta da quando l’autore delle violenze è uscito dal carcere. L’intervista del noto giornalista è un susseguirsi di allusioni irrispettose, battutine sgradevoli, frasi che, oltre a sminuire la violenza subita dalla donna, insinuano una sua corresponsabilità, la colpevolizzano.

 

 

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