main header 1

Coordinamento dei Centri Antiviolenza - Comunicato stampa

UN CALCIO ALLA VIOLENZA

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprime solidarietà alle calciatrici della nazionale femminile e condanna gli attacchi sessisti

La nazionale maschile di calcio non si è qualificata agli ultimi mondiali, la nazionale femminile non solo si è qualificata ai mondiali 2019, ma è prima nel suo girone, dimostrando talento, passione e professionalità. Che trattamento stanno ricevendo le atlete azzurre per questo successo? Scarsa visibilità mediatica, nessuna o quasi autorità sugli spalti, una “partecipazione” e un interesse per niente paragonabili a quelli che ricevono gli Azzurri.

Come se questo non bastasse, ad attendere le atlete dopo ogni partita una triste sequela di commenti sessisti, battute sgradevoli, commenti denigratori, insulti. L’ultimo caso, lo scorso mercoledì: lo squallido post su Facebook di Cristian Panarari, ex consigliere comunale a Reggio Emilia ed ex portavoce del Movimento 5 Stelle, che commenta la foto di una giocatrice facendo una chiara allusione sessuale. Il post ha richiamato l’attenzione anche della vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni, anche lei M5S, che ne ha chiesto l’espulsione dal partito.

 

 

Scarica il comunicato stampa completo

AFFIDO DEI MINORI E VIOLENZA CONTRO LE DONNE

La decisione del tribunale civile di Padova – che affida un bambino al padre maltrattante un anno dopo la sua condanna in sede penale per violenza contro la moglie, maltrattamenti e violenza assistita – viola i diritti umani.

Una importante Dichiarazione internazionale sottoscritta da tutte le rappresentanti dei diversi meccanismi ONU e regionali per l’Europa, l’Africa e l’America Latina.

Arriva dalle rappresentanti dei più importanti meccanismi internazionali che si occupano di violenza contro le donne sia a livello delle Nazioni Unite che a livello regionale in Europa, Africa e America Latina, un’importante dichiarazione che esprime grande preoccupazione per “schemi ricorrenti che ignorano la violenza del partner nella determinazione dei diritti di custodia dei figli, presenti in varie giurisdizioni a livello mondiale”.

Si tratta “della delegittimazione della parola delle donne, che in sede di separazione non sono credute quando denunciano i maltrattamenti da parte del partner, che vengono interpretati non come violenza contro le donne, ma come semplice conflitto familiare, a volte fino al punto da giudicare le madri malevole o manipolatrici quando i figli impauriti non vogliono vedere i padri”, chiarisce Elena Biaggioni, avvocata della rete D.i.Re.

“Si prenda l’esempio di quanto è successo a Padova”, sottolinea Biaggioni, “dove una giudice civile ha deciso in base a una CTU, consulenza tecnica d’ufficio, il trasferimento di un bambino in casa del padre, nonostante l’uomo, un imprenditore padovano, sia stato condannato un anno fa in due gradi di giudizio in sede penale per violenza e lesioni contro l’ex moglie, maltrattamenti in famiglia e violenza assistita”.

E questo, aggiunge Biaggioni, “scrivendo nero su bianco nel decreto che la condanna in sede penale per violenza dell’uomo è «irrilevante» e definendo l’uomo «figura maggiormente idonea a garantire stabilità emotiva e accudimento del minore»”.

Nella Dichiarazione si denuncia come “tali schemi rivelano una discriminazione di genere di fondo e stereotipi nocivi per le donne”.

La nuova Piattaforma, che riunisce tutti gli organismi internazionali che si occupano di violenza contro le donne, ha manifestato preoccupazione per i continui tentativi di “inclusione della ‘alienazione parentale’ come voce nella nuova Classificazione Internazionale delle Malattie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (ICD-11)”, tentativo “che ancora una volta per fortuna non è andato a buon fine perché non ritenuta attendibile scientificamente dagli stessi comitati dell’OMS”, sottolinea Biaggioni.

Le firmatarie della Dichiarazione – Dubravka Šimonovic, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla Violenza contro le Donne, le sue cause e conseguenze, Hilary Gbedemah, Presidente della CEDAW, Commissione ONU sull’eliminazione della discriminazione contro le donne, Ivana Radačić, Presidente del Gruppo di Lavoro dell’ONU sulla Discriminazione contro le Donne nella Legislazione e nella Pratica, Feride Acar, Presidente del GREVIO, il Gruppo di esperte sulla violenza contro le donne del Consiglio d’Europa, Margarette May Macaulay, Relatrice sui Diritti delle donne nella Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani, Lucy Asuagbor, Relatrice Speciale sui diritti delle donne in Africa, Sylvia Mesa, Presidente del MESECVI, la Convenzione mesoamericana per prevenire, sanzionare e sradicare la violenza contro le donne – concludono la Dichiarazione con l’appello, rivolto a chi amministra la giustizia, a “considerare la violenza contro le donne nella determinazione dei diritti di custodia e di visita dei figli, in tutti i casi relativi alla custodia”, orientando le loro sentenze “al rispetto dei diritti umani di donne e bambini/e alla vita e all’integrità fisica, sessuale e psicologica”, rispettando le disposizioni vincolanti della Convenzione di Istanbul, e tenendo conto del “principio del superiore interesse del minore”.

“Questa Dichiarazione è molto importante e la magistratura italiana dovrebbe prestarvi grande attenzione”, conclude Biaggioni. “I giudici devono sapere che non tenendo conto della violenza contro le donne e della violenza assistita quando decidono sui diritti di visita dei figli, violano il diritto interno, ma anche quello internazionale e si espongono a ricorsi alla CEDU, Commissione europea sui diritti umani, o alla CEDAW”.

 

Scarica il testo della Dichiarazione in italiano (traduzione non ufficiale a cura di D.i.Re)

 

 

NUOVO COMUNICATO STAMPA REGIONALE

FEMICIDIO A PIACENZA

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna si esprime sull’ultimo caso di violenza sulle donne in regione

L’Emilia-Romagna è scossa da un altro caso di femicidio. Accade a Borgonovo, in provincia di Piacenza, dove Damia El Essali, 45 anni, è stata trovata morta nella sua casa mercoledì scorso. Indagato il marito, Abdelkrim Foukahi, che si è dato alla fuga insieme ai due figli di due e quattro anni ed è stato fermato giovedì scorso in un autogrill in Veneto.

Se venisse confermato che è stato il marito a uccidere Damia, si tratterebbe del sesto caso di femicidio dal 2012 nella provincia di Piacenza, in una regione, l’Emilia-Romagna, che ogni anno dà il suo triste contributo al conto delle donne uccise dalla violenza maschile in Italia.

 

LEGGI IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO

 

Questo sito utilizza i "cookie" per migliorarne la navigazione e garantire una corretta visualizzazione di tutte le aree delllo stesso. Chiudendo questo banner il visitatore e/o l'Utente Registrato, acconsente all’uso dei "cookie". Per saperne di più vai alla pagina Informativa Cookies.